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Lettera aperta dell’Amministratore Unico di Sviluppo Basilicata SpA

Difendere la nostra storia e la nostra identità senza correre il rischio di essere autoreferenziali non è probabilmente possibile. Tuttavia, in un momento così delicato come quello attuale, in cui ci è richiesto di essere interpreti convinti del processo di rifondazione della nostra vicenda aziendale, assumendo la responsabilità di suggerire e supportare nuove policy di governo delle politiche pubbliche a livello regionale,  questa ci appare una via quasi obbligata per ristabilire la verità dei fatti e rivendicare legittimamente la prospettiva di un ruolo tutto da giocare, ancora una volta a favore dello sviluppo sostenibile della nostra regione.

In questo momento ci è richiesto di misurarci su nuovi orizzonti di azione, ma solo con chi, come noi, ha voglia di costruire. 

         Sviluppo Basilicata, nel corso della sua ventennale attività, ha gestito vari progetti e risorse finanziarie attraverso le quali ha potuto fornire un concreto contributo per favorire la crescita del territorio, delle imprese, dell’occupazione.

Partendo inizialmente da una missione più circoscritta, di tipo consulenziale, ad opera di un pool di Società private, ha gradualmente scelto di arricchire le proprie funzioni, di accrescere le proprie competenze, sperimentando via via innumerevoli ambiti d servizio, praticamente l’intera gamma di quelli necessari alla promozione e al sostegno all’innovazione di un territorio: assistenza alla creazione d’impresa, formazione, progettazione di interventi, realizzazione di progetti di sviluppo locale. 

         Quando nel 2000 nasce Sviluppo Italia Basilicata, a seguito del piano di riordino previsto dal D.Lgs. 1/99 istitutivo di Sviluppo Italia SpA (ora Invitalia), la Società raccoglie forse la sfida più importante della propria storia: capitalizzare le esperienze pluriennali di due società preesistenti – IG lucana SpA e Systema BIC Basilicata SCpA – realizzando una sintesi inusitata tra due modi diversi di fare promozione e sviluppo locale.

La sfida è vinta grazie all’integrazione, faticosa ma virtuosa, di due diversi sistemi di gestione dei servizi di sostegno al sistema economico locale: uno di stampo privatistico, orientato all’efficienza e allo scouting di opportunità, l’altro tipicamente pubblicistico, improntato ad una logica di accompagnamento e di tutoraggio. 

         Così facendo la Società si è posizionata in modo antesignano rispetto alla realizzazione di interventi, inusuali per l’epoca, che sono poi diventati importanti fattori di sviluppo del nostro territorio (il primo BIC per la Basilicata, i fondi di capitale di rischio oggetto dei programmi sovvenzioni globali, la prima società regionale per la per la creazione d’impresa e la promozione dell’autoimpiego, i programmi di assistenza tecnica) ed è diventata progressivamente un riferimento esperto sulle materie proprie del fare impresa, costituendosi come attore dello sviluppo locale, in un processo condiviso da una compagine societaria spesso molto articolata (la compagine societaria ha annoverato infatti, nel corso degli anni, enti pubblici, Università come la Bocconi di Milano, grandi istituti di credito come Banca Intesa o il Mediocredito Lombardo). 

         La sua situazione patrimoniale, economica e finanziaria, solida e stabile nel corso degli anni, e l’andamento delle attività che ha scelto di perseguire hanno reso possibile un accreditamento spontaneo della Società e ne hanno esaltato la credibilità tanto che, ad esempio, nel corso di una operazione di scissione, le attività scisse sono state immediatamente acquisite da un primario Istituto di credito.

Le stesse operazioni di fusioni per incorporazioni che hanno caratterizzato la sua crescita nella seconda fase della sua storia, attestano la sua particolare reputazione di affidabilità e credibilità.

A livello nazionale infatti Sviluppo Italia, agenzia governativa nazionale, che proprio in quegli anni (1999/2000), rispondendo ad un disegno governativo, si sperimentava quale strumento per lo sviluppo di imprese e di attrazione investimenti, è partita dal riconoscimento del ruolo effettivamente svolto dalle società nel contesto locale e dalla loro solidità, non da requisiti astratti, per compiere il processo di fusione per incorporazione. 

         In particolare, la Società è stata capace di offrirsi come interfaccia affidabile e credibile grazie al “saper fare” delle sue risorse professionali, vero capitale intangibile. Un saper fare ricco e articolato, maturato nel corso del tempo, di persone che hanno saputo costruire e mettere in circolo conoscenze indisponibili altrove nei processi di sviluppo, vere fautrici della missione e del Progetto aziendale. E’ senz’altro per questo speciale asset, dimensionato adeguatamente in relazione agli obiettivi che l’azionista le ha conferito, che sono stati resi immediatamente fruibili sul territorio vari strumenti agevolativi (ben noti, come per esempio il D.Lgs 185/2000) e progetti di sviluppo, mettendo a punto un set di competenze utili a trattare un insieme di attività specifiche in tema di creazione e sviluppo dell’imprenditoria.

          Anche ora, in questa fase recente della evoluzione di Sviluppo Basilicata, caratterizzata dal passaggio in house alla Regione Basilicata quale Società finanziaria e di sviluppo, sono state vagliate, in un processo ampio di valutazione, la sua efficienza ed efficacia, il suo radicamento sul territorio, la sua capacità di fertilizzare, le reti formali ed informali, la sua stessa situazione economico finanziaria, il suo asset, non in ragione di esigenze astratte o di mera copertura territoriale.

Anche le perdite di esercizio rilevate nell’ultimo triennio (al netto delle quali è avvenuto l’acquisto della proprietà da parte della Regione) sono scaturite dal delicato e complesso passaggio dal Gruppo Invitalia a società in house della Regione Basilicata, con conseguente ridefinizione di incarichi, non gestibili nelle forme fino allora consuete essendo in corso le procedure amministrative di trasferimento delle quote azionarie.  Dunque per un mero fatto contingente e senza alcun rischio di interferenza con la possibilità di dare piena realizzazione alla nuova missione di società di sviluppo della regione, senza alcun pericolo di inficiare il mandato del socio. Acquisire la proprietà della Società da parte della Regione risponde quindi ad una precisa strategia in quanto l’esperienza di Sviluppo Basilicata si sviluppa in segmenti suscettibili di diventare, rispetto al passato, ancora più importanti fattori di sviluppo grazie al ruolo di snodo che Sviluppo Basilicata potrà agire tra l’amministrazione e il sistema imprenditoriale locale.

        La nostra storia riparte da qui e, accompagnati - come sempre nel passato - dalla visione e dal sogno di futuro per questa terra, già siamo all’opera per gestire nuovi strumenti a favore dello sviluppo socio economico della regione (es. bando PMI, fondi di garanzia, per i quali sono già state definite tutte le procedure dipendenti dalla Società). Ciò, non senza dare il giusto presidio al necessario adeguamento del modello organizzativo, non senza sostenere in proprio i costi del cambiamento – a cominciare da quelli volti a coprire i servizi prima forniti da Invitalia - e, soprattutto, attendendo con grande tensione morale (come si fa con le cose scelte e non imposte) alla predisposizione, in tutti gli ambiti dell’operatività aziendale, di quei meccanismi di garanzia, controllo e trasparenza propri dell’esercizio di una funzione pubblica..

Forti di tale impostazione di fondo del nostro agire aziendale non ravvisiamo nei recenti attacchi che ci sono stati indirizzati – attacchi che partendo da una lettura distorta e capziosa di alcune vicende della Società sortiscono in un infondata stigmatizzazione dei comportamenti di gestione della stessa – nessuna vera consistenza, nessuna concreta possibilità di indurre alcun vulnus alla nostra determinazione di proseguire nel cammino intrapreso. Ciò non di meno, coerentemente con l’habitus di trasparenza che abbiamo scelto di adottare, confermiamo la nostra disponibilità a mettere a disposizione di chi voglia comprendere i nostri percorsi alla luce dei fatti, ogni documento utile a fugare dubbi e perplessità su nostro operato. 

         Ci sia consentito a tal proposito di ribadire con fermezza la nostra posizione in merito alla dibattuta questione della sentenza della Corte di Giustizia a proposito della Sovvenzione Globale.

La Commissione Europea, in sede di verifica del Rapporto di Valutazione finale del progetto di Sovvenzione Globale 94/99 elaborato da Sviluppo Basilicata, ha ritenuto non ammissibile una parte del contributo comunitario a causa della diversa interpretazione della normativa comunitaria in materia di ammissibilità delle spese nell’ambito dei Fondi strutturali per il periodo 1994/1999.

Gli uffici della Commissione Europea hanno infatti inteso concluso l’intervento comunitario al 31.12.2001 e non alla scadenza del Fondo (16.12.2009) così come previsto nel progetto approvato ed allegato alla Convenzione stipulata in data 22 luglio 1999.

Alla Società è parso pertanto opportuno far ricorso ed impugnare l'atto anche in virtù degli apprezzamenti ricevuti da parte della Commissione europea nell’ambito delle periodiche riunioni del Comitato di Sorveglianza sulle attività svolte.

Non si tratta dunque, come impropriamente rilevato, di incapacità di utilizzare in maniera corretta i fondi.

Gli atti definenti le motivazioni e la controversia sono pubblici ed accessibili a chi voglia preliminarmente assumere corrette informazioni sulle questioni per dibatterne. 

           In ordine, infine, all’assunzione di due unità con contratto interinale, in presunta violazione dell’art 18 co. 2 del D.L. 112/2008 convertito nella L. 06/08/2008 n. 133, si fa presente che le assunzioni in questione sono state fatte nel pieno rispetto della normativa vigente. Il rapporto di lavoro dei dipendenti di Sviluppo Basilicata è disciplinato da un contratto collettivo di natura privatistica che disciplina anche le tipologie contrattuali da utilizzare con il personale e, nello specifico, la Società non ha fatto altro che attenersi ad un accordo sottoscritto con le OO.SS. di categoria al momento del subentro della Regione Basilicata, che espressamente prevedeva l’obbligo per la Società, ove la stessa avesse fatto nuove assunzioni, di privilegiare coloro che a vario titolo avessero già collaborato con la stessa ricoprendo profili ovvero mansioni analoghe a quella da attribuire all’esito dell’assunzione. Non può peraltro imputarsi alla Società alcunché di irregolare considerata altresì la pacifica inapplicabilità nella fattispecie della normativa invocata per le assunzioni in questione. 

                                                                                              Raffaele Ricciuti
                                                                                              +39.348.8816099

 
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